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Serbia in protesta: gli studenti guidano la rivolta pacifica

DI LARA SCHIRRU

25/03/2025

Con slogan anti-governo sugli striscioni, suonano fischietti, accendono torce, giocano a carte e scacchi. Così gli studenti Serbi, in protesta da ormai 4 mesi, si ribellano alla corruzione e all’incompetenza dell’attuale governo. A partire dal crollo di una tettoia nella stazione ferroviaria di Novi Sad che ha causato il decesso di 15 persone, numerose manifestazioni ed occupazioni pacifiche sono state organizzate in tutto il paese. Ma non solo studenti, il 15 Marzo circa 300.000 persone hanno protestato a Belgrado, mostrando che il dissenso arriva da ogni parte della popolazione. Può una generazione di studenti cambiare il futuro di un Paese?

Le radici della protesta


Già prima delle proteste, la situazione politica e sociale in Serbia era caratterizzata da un crescente autoritarismo, problemi economici e corruzione diffusa. Il Partito Progressista Serbo (SNS), al potere dal 2012, ha progressivamente rafforzato il controllo sulle istituzioni, limitando la libertà di stampa e la competizione politica. Organizzazioni come Freedom House hanno segnalato un peggioramento delle libertà civili, con giornalisti, attivisti e oppositori sottoposti a pressioni e intimidazioni. Oltre alla mancanza di trasparenza nel sistema politico, la corruzione rappresenta un problema sempre più grave. Il governo è spesso accusato di assegnare appalti pubblici senza concorrenza e di favorire aziende vicine al partito al potere. Progetti infrastrutturali mal gestiti e scandali finanziari non hanno quasi mai conseguenze per i politici coinvolti, alimentando un forte senso di ingiustizia tra i cittadini. Anche la situazione economica contribuisce al malcontento. L’aumento del costo della vita, la disoccupazione aumentano il divario economico. Nel 2024, è emerso che le autorità hanno utilizzato spyware per sorvegliare giornalisti e oppositori, aumentando il clima di sfiducia. Tutto ciò ha creato tensioni sempre più forti, fino a sfociare nelle proteste seguite al crollo di una struttura pubblica a Novi Sad, che molti hanno visto come l’ennesima prova della negligenza e della corruzione del governo.


Le strategie di dissenso


Le proteste si distinguono per l’uso di metodi creativi e non violenti, volti a mantenere l’attenzione pubblica senza cedere alle provocazioni del governo. I manifestanti hanno adottato una combinazione di sit-in, flash mob e marce silenziose per esprimere il loro dissenso. Durante le occupazioni in locali universitari, i partecipanti si rifiutano di lasciare le aule, trasformandole in spazi di discussione politica e culturale, con dibattiti e letture pubbliche sui temi della corruzione e della democrazia. Un’altra strategia utilizzata è il “protest gaming”, in cui i manifestanti giocano a scacchi o carte durante i cortei per simboleggiare la loro resistenza pacifica e la necessità di strategia nella lotta politica. Alcuni gruppi organizzano "concerti di fischietti" e cori di protesta in cui suonano strumenti improvvisati per disturbare eventi ufficiali del governo. In diverse occasioni, le proteste hanno incluso performance artistiche e teatrali di strada che smascherano la propaganda governativa dei leader politici.


La risposta del Governo


In risposta alle proteste, il governo serbo ha adottato una strategia mista di repressione, propaganda e concessioni limitate. Inizialmente, i funzionari hanno cercato di minimizzare il malcontento, descrivendo le manifestazioni come movimenti orchestrati dall'opposizione con il sostegno di potenze straniere. Il vice primo ministro Alexandar Vulin ha accusato l’Occidente di star montando una “rivoluzione colorata” per destabilizzare il paese, mentre ha ringraziato i servizi segreti russi per star contribuendo alla gestione della crisi. Nonostante le dimissioni del primo ministro Milos Vucevic a gennaio 2025, le manifestazioni sono proseguite, culminando nella più grande protesta della storia serba il 15 marzo, con più di 300000 persone scese in piazza a Belgrado per chiedere cambiamenti strutturali. La comunità internazionale ha espresso preoccupazione, con la missione dell’Unione Europea in Serbia che ha ricordato alle autorità che “la libertà di riunione è un diritto fondamentale” e ha condannato l’uso eccessivo della forza. Uno degli episodi più controversi è stato l’uso di dispositivi sonori da parte della polizia per disperdere i manifestanti durante un corteo a Belgrado. Secondo testimoni e attivisti per i diritti umani, questi strumenti hanno emesso onde sonore ad alta frequenza, causando vertigini, nausea e forte disagio tra i partecipanti. L’uso di tali dispositivi è stato condannato da organizzazioni internazionali, che hanno chiesto un’indagine indipendente sull’accaduto.


Il ruolo della comunità internazionale


​Le proteste hanno ricevuto una limitata attenzione internazionale, con reazioni sporadiche e spesso circoscritte. L'Unione Europea ha espresso preoccupazione per le violenze contro i manifestanti, sollecitando le autorità serbe a condurre indagini serie e imparziali, e ha sottolineato l'importanza del rispetto dei diritti fondamentali nel percorso di adesione della Serbia all'UE. Oltre 300 organizzazioni sociali europee hanno denunciato l'espulsione di attivisti stranieri dalla Serbia, esprimendo preoccupazione per l'aumento della repressione nel Paese. Queste espulsioni hanno suscitato reazioni da parte della Commissione Europea e di alcuni governi nazionali, come quello croato e albanese, che hanno manifestato il loro disappunto diplomatico. ​Inoltre, la Russia ha mostrato sostegno al governo serbo, attribuendo le proteste a un presunto complotto occidentale. Il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Sergei Shoigu, ha incontrato a Mosca il vice primo ministro serbo uscente, Alexandar Vulin, per discutere delle proteste in corso, definendole una "rivoluzione colorata" orchestrata da intelligence occidentali per destabilizzare la Serbia. ​Negli Stati Uniti, Richard Grenell, inviato speciale del presidente Donald Trump, ha sottolineato l'importanza di ascoltare diverse voci, ma ha dichiarato che non c'è supporto per coloro che minano lo stato di diritto o invadono con la forza le istituzioni statali. ​Nonostante queste reazioni, l'attenzione internazionale complessiva alle proteste in Serbia è rimasta limitata. La copertura mediatica internazionale è stata sporadica, e le principali organizzazioni internazionali non hanno intrapreso azioni significative per affrontare la situazione. Questa relativa indifferenza potrebbe essere attribuita a una serie di fattori, tra cui la complessità della situazione politica interna serba e la concentrazione dell'attenzione internazionale su altre crisi globali. Di conseguenza, le proteste in Serbia rischiano di rimanere una questione prevalentemente interna, con scarse pressioni esterne per un cambiamento significativo.

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